lunedì 11 dicembre 2017

POLIZIA DI STATO: ESEGUITO A BOLOGNA UN FERMO PER RICETTAZIONE NEI CONFRONTI DI UN CITTADINO ALGERINO

Nelle prime ore del mattino del 7 dicembre veniva consumata una rapina, in via Donato Creti, ai danni del titolare cinese del bar Tabacchi “Senza Filtro”, il quale, all’atto dell’apertura della sua attività, veniva percosso e minacciato da tre persone travisate che gli sottraevano la borsa contenente denaro in monete e gratta e vinci per un totale di circa 9000 euro.
Nell’immediato, personale della Polizia di Stato in servizio presso la quarta sezione della Squadra Mobile ha avviato le indagini che hanno portato a rintracciare in un casolare parzialmente diroccato, situato nella campagna in via Giuseppe Dozza, il probabile rifugio dei rapinatori; al suo interno erano presenti un cittadino marocchino ed  un cittadino algerino, NACIRI KALID Mohamed, nato il 15.03.1987, trovati in possesso di circa metà della refurtiva sottratta durante la rapina (nello specifico 685 biglietti gratta e vinci e 86,70 euro in monete).
Nel tardo pomeriggio del 7 dicembre, i due uomini sono stati entrambi sottoposti a fermo d’iniziativa di Polizia Giudiziaria per ricettazione aggravata ed associati presso la locale Casa Circondariale “Rocco d’Amato”.
Nella giornata di sabato, durante l’udienza di convalida, il cittadino marocchino ha dichiarato la propria estraneità ai fatti, trovando conferma nelle dichiarazioni dell’algerino, il quale ha sostenuto di aver ricevuto il maltolto da due connazionali che si erano dileguati prima dell’intervento della polizia. La versione dei due ha convinto il giudice, il quale, non ravvisando, nonostante la situazione di clandestinità e di mancanza di documenti, il fondato pericolo di fuga non ha convalidato i due fermi, ma ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere per l’algerino vista la sua pericolosità sociale e la gravità del reato.

Sono tutt’ora in corso le indagini volte all’individuazione degli autori della rapina.

sabato 9 dicembre 2017

Rapina aggravata sull’autobus: tunisina arrestata dai Carabinieri

I Carabinieri del Nucleo Radiomobile del Comando Provinciale di Bologna hanno arrestato una cinquantenne tunisina, residente a Medicina, per rapina aggravata in concorso. E’ successo giovedì mattina in via Ugo Bassi, a bordo dell’autobus di linea numero 14. La donna, gravata da numerosi precedenti di polizia e da un divieto di dimora nel Comune di Bologna, dopo aver tentato invano di sfilare il porta monete dalla borsa di un’anziana che si apprestava a scendere, l’ha aggredita spintonandola contro un sostegno di ferro dell’autobus. Non appena il mezzo si è fermato e ha aperto le porte, la malvivente ha tentato la fuga assieme a un complice, ma è stata fermata dal marito della vittima e da un passante. Il complice, invece, è riuscito a dileguarsi. All’arrivo dei Carabinieri, la cinquantenne tunisina è finita in manette e su disposizione della Procura della Repubblica di Bologna, è stata trasferita in carcere. La vittima, sessantasettenne italiana, è rimasta illesa.

giovedì 7 dicembre 2017

Bologna: arrestati dalla Polizia di Stato tre cittadini rumeni per reati in materia di prostituzione, prostituzione minorile e lesioni

 Lo scorso 5 dicembre la Polizia di Stato ha tratto in arresto, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere, tre cittadini rumeni per reati in materia di prostituzione, prostituzione minorile e per lesioni aggravate.
L’indagine, nata in seguito ad un’aggressione subita da una minorenne rom di nazionalità rumena (infradiciottenne), è stata seguita dagli uomini della Seconda Sezione della Squadra Mobile della Questura di Bologna che hanno concentrato la loro attenzione su due connazionali della minore, il fratellastro COSTANTIN Ionut 15.02.1992 e la compagna dell’uomo e nota prostituta MEMET Secilen 05.08.1992.
In particolare, nella mattinata del 06 maggio u.s. nella cittadina via Zanardi, i due rumeni, con il fine di costringere la ragazza a prostituirsi per loro conto, si sono resi autori di un’aggressione fisica con schiaffi e calci. La vittima, che in seguito all’aggressione ha riportato lesioni, è riuscita a fuggire e a rifugiarsi in un esercizio commerciale al cui interno è stata soccorsa da due avventori italiani ai quali ha raccontato spaventata l’accaduto. All’arrivo della volante della Questura di Bologna i due aggressori erano già fuggiti, pertanto la minore, insieme alla madre, ha proceduto a sporgere denuncia raccontando che non era stata la prima volta che i due avevano cercato di indurla a prostituirsi.
Successivamente, nella notte del 12 ottobre u.s., approfittando dell’assenza dei genitori, i due aggressori si sono presentati nell’abitazione della minore, che al momento era sola, e l’hanno nuovamente aggredita fisicamente, per poi fuggire. Per tale episodio è seguita una nuova denuncia e dall’attività investigativa della locale Squadra Mobile, grazie anche alle intercettazioni telefoniche, è emerso in modo inequivocabile l’intendimento dei due nei confronti della ragazza.
I due rei hanno, inoltre, costretto a prostituirsi, incassandone i proventi, una ragazza appena maggiorenne giunta dalla Romania a Bologna il 29 ottobre u.s.
In particolare, nel corso dell’indagine relativa a quest’ultimo episodio, gli uomini della Squadra Mobile di Bologna hanno scoperto un terzo cittadino rumeno TANASIE Nicolae 07.10.1998 che aveva portato in Italia la ragazza, l’aveva percossa e minacciata per poi, insieme agli altri due connazionali, costringerla a prostituirsi. La MEMET avrebbe avuto il ruolo di reperirle i clienti anche tramite Internet, il COSTANTIN quello di controllarla nel caso si prostituisse in strada.
In data 5 dicembre, alla fine delle indagini, il G.I.P. ha emesso due misure carcerarie: la prima, a carico di tutti e tre i cittadini rumeni, per i reati in materia di prostituzione e la seconda a carico dei soli C.I. e M.S. per i reati in materia di prostituzione minorile e lesioni aggravate.


Polizia di Stato: Protocolli operativi per la sicurezza informatica

Il 7 dicembre, presso il Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni, con la firma del Questore di Bologna, sono stati perfezionati i protocolli operativi per la protezione delle infrastrutture esposte “a rischio” di attacco informatico tra la Polizia di Stato ed alcuni importanti enti (Università degli Studi di Bologna e CINECA Consorzio Universitario) ed aziende bolognesi (Bonfiglioli Riduttori, Coop Alleanza 3.0, Ducati Motor Holding, Gruppo HERA, Philip Morris manufacturing & technology Bologna).
L’iniziativa rappresenta la prima concretizzazione della direttiva del Ministro dell’Interno del 15 agosto scorso che, nell’affidare alla Polizia di Stato tramite la Specialità Polizia Postale e Comunicazioni, il compito di garantire la sicurezza, l’integrità e la funzionalità della rete informatica, prevede forme di cooperazione con il mondo delle imprese pubbliche e private anche attraverso la stipula di apposite convenzioni per la protezione delle infrastrutture esposte “a rischio”.
A Bologna tale iniziativa era già stata assunta nel 2016 con la sottoscrizione di protocolli perfettamente in linea con la strategia successivamente fissata nella direttiva Min.le del 15 agosto scorso; il 25 novembre 2016 sono stati sottoscritti protocolli operativi di collaborazione tra la Polizia di Stato ed aziende bolognesi che, per rilevanza economica, numero dei dipendenti, peculiarità dei prodoti realizzati o dei servizi resi, potevano essere considerate possibili obbiettivi di attacchi cyber o frodi informatiche (Automobili Lamborghini, Cogefrin, Ima Sustain Ability, Lighthouse, Macron e Seci – Gruppo Maccaferri).
La corretta individuazione quali possibili target delle aziende, ha trovato conferma nell’esito di un’importante indagine che ha visto quale possibile vittima, della tecnica criminale denominata CEO fraud, la Società Automobili Lamborghini S.p.A. (per altro, partner storico della Polizia di Stato).
Il 17 febbraio 2017, sostituendosi all’A.D. Stefano DOMENICALI attraverso un falso indirizzo mail e qualificandosi per un inesistente avvocato di una importante società di consulenza finanziaria, ignoti autori contattavano alcuni manager della società automobilistica con l'intento di convincerli ad effettuare un bonifico di 780.000 € su un c/c appoggiato su una Banca ubicata in Hong Kong; operazione necessaria per eseguire una riservata acquisizione di un’azienda.
Nella trattativa subentrava personale della Polizia di Stato che, dopo aver informato la Procura della Repubblica di Bologna e su disposizione del Sost. Proc. Dr. Augusto Borghini, gestiva le comunicazioni successive riuscendo a trarre in inganno i truffatori.
Con la collaborazione del responsabile della Security di Lamborghini S.p.A. Giuseppe ARGENTIERI, venivano richiesti ai truffatori alcuni documenti in originale dichiaratamente indispensabili per concretizzare l’operazione finanziaria.
La complessa ed articolata attività investigativa consistente nell’acquisizione di tabulati telefonici, nell’analisi informatica delle celle contenenti il traffico dati di tutti i gestori di telefonia mobile e nello studio analitico dei fotogrammi delle videoregistrazioni della Stazione Ferroviaria di Bologna Centrale, ha permesso di acquisire delle immagini fotografiche ritraenti il volto di uno degli autori dell’azione criminale.
Il personale del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni dell’Emilia Romagna la mattina del 23 febbraio 2017 bloccava il cinquantaseienne D.J., nato in Algeria ma di nazionalità francese ed israeliana, in prossimità della Lamborghini, con i documenti (contraffatti) richiesti per definire l’operazione.
Dai primi accertamenti emergeva che l’organizzazione di cui verosimilmente faceva parte l’uomo agiva dalla Francia utilizzando tablet e telefoni cellulari di ultima generazione; attraverso l’uso degli applicativi Whatsapp e sistemi VOIP, contattava le possibili vittime eludendo i tracciamenti dei gestori di telefonia mobile.
Il D.J. veniva trovato in possesso di alcuni device elettronici (un Tablet Samsung - un Ipad Air Pro - un Iphone 6 plus - un Nokia Gsm) tutti accesi ma posizionati in modalità “aereo”  al fine di evitare che gli stessi potessero trasmettere segnali alle celle telefoniche italiane e lasciare traccia sulla sua posizione.
Il cittadino francese, oltre a possedere una notevole conoscenza informatica, era dotato di una elevatissima capacità di analisi commerciale; infatti la sua professione era quella di "esperto in consulenza ed assistenza manageriale" con studi presso l'Università Informatica di Parigi, ove aveva conseguito la laurea in ingegneria informatica.
L’analisi dei device sequestrati all’indagato consentiva di individuare un report di società/enti presenti sul territorio nazionale quali possibili target.
L’elenco in argomento, dettagliato e minuzioso, risultava composto da oltre 6.400 soggetti (Amministratori Delegati, Presidenti, Responsabili Sistemi Informativi, Manager a vario titolo) e si riferisce a circa 900 Società/Enti.
L’attività di profilazione sui possibili target evidenziava, da parte del gruppo criminale, un’elevatissima capacità di penetrazione nel sistema economico e determinazione nel realizzare il piano criminale.
Il modus operandi applicato dall’organizzazione criminale si concretizzava nei seguenti passaggi
·     Nella prima fase, attraverso un’abile azione di convincimento, l’interlocutore chiamante cercava di carpire dall’utente chiamato le informazioni sui manager o sugli impiegati degli Uffici amministrativi incaricati ad effettuare i pagamenti.
·     Nella seconda fase il chiamante contattava questi ultimi e, sostituendosi ad un sedicente avvocato di una nota società con la quale potevano realmente sussistere rapporti di natura finanziaria, poneva in atto, ad arte, un’opera di convincimento per procedere, al più presto, ad effettuare il pagamento richiesto su un conto corrente estero indispensabile per la definizione della trattativa finanziaria finalizzata all’acquisizione di una società. Peraltro, essendo l’ordine ordinato impartito direttamente dall’Amministratore Delegato dell’azienda, il dipendente era condizionato psicologicamente nel non contravvenire alla disposizione impartitegli.
·     Tutta l’attività posta in essere doveva durare pochissimi giorni al fine di evitare eventuali dubbi o ripensamenti da parte dei manager coinvolti.
Le indagini, dalle quali stanno emergendo ulteriori riscontri, hanno evidenziato contatti transnazionali per i quali è stata richiesta la collaborazione di Europol nelle indagini.

Nel frattempo, su disposizione della Procura della Repubblica di Bologna, sono stati informati gli enti indicati nel report di cui all’elenco sottoposto a sequestro, della possibilità di divenire oggetto di possibili truffe con modus operandi analoghi a quelli riferiti.

SEQUESTRATI BENI DEL VALORE DI OLTRE 600.000 EURO

GUARDIA DI FINANZA BOLOGNA: SEQUESTRATI BENI DEL VALORE DI OLTRE 600.000 EURO NEI CONFRONTI DI UN PREGIUDICATO GIA’ SOTTOPOSTO, CON PROVVEDIMENTO DEFINITIVO, AD UNA MISURA DI PREVENZIONE. I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna, dando esecuzione ad un provvedimento emesso dal GIP del locale Tribunale, Dott.sa F. Zavaglia, hanno sequestrato beni immobili e quote societarie del valore complessivo pari a oltre 600.000 euro nei confronti di G.S., nato nel 1962, già componente di una banda di rapinatori che, tra il 2003 ed il 2005, si era resa responsabile di una serie di assalti a oltre 40 bancomat, disseminati in tutto il nord Italia, raccogliendo un bottino di oltre due milioni di euro. Nello specifico, il sequestro riguarda 10 unità immobiliari ubicate tra Bologna, Castenaso (BO) e Ravenna, nonchè la quota di partecipazione (riconducibile all’indagato) in un ristorante del centro storico di Bologna. Le indagini sono state svolte dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria sotto la direzione del Sostituto Procuratore Dott. Marco Forte e hanno permesso di accertare come l’indagato, già sottoposto alla misura di prevenzione della “Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza” emessa nel 2006 dal Tribunale - Sezione Misure di Prevenzione di Bologna (divenuta irrevocabile nel 2008), abbia omesso di comunicare alla Guardia di Finanza una serie di operazioni di carattere patrimoniale compiute tra il 2012 e il 2017, così come previsto dalla legge. Il Codice delle leggi Antimafia prevede infatti come le persone sottoposte ad una misura di prevenzione abbiano l’obbligo di comunicare al Corpo per dieci anni tutte le variazioni del proprio patrimonio di importo superiore ai 10.329 euro. Lo scopo è quello di garantire il costante monitoraggio di quei soggetti ritenuti socialmente pericolosi al fine di accertare tempestivamente se l’incremento dei loro beni e disponibilità finanziarie possa dipendere dallo svolgimento di attività criminali. Tra le più sintomatiche variazioni patrimoniali non comunicate nel periodo 2012-2017 quelle relative al versamento di oltre 120.000 € per il pagamento di canoni di leasing di un’imbarcazione (modello 42 Fly). Accanto al sequestro dei beni per un valore equivalente a quello delle variazioni patrimoniali è scattata altresì la segnalazione alla Procura della Repubblica ed ora il soggetto denunciato rischia una condanna fino a sei anni di reclusione.

martedì 5 dicembre 2017

Va all’ufficio postale con i documenti falsi e tenta di aprire un conto: napoletana arrestata dai carabinieri.

I Carabinieri della Stazione di Imola hanno arrestato una cinquantaduenne napoletana per false dichiarazioni sull’identità o su qualità personali proprie o di altri, possesso e fabbricazione di documenti d’identificazione falsi e tentata truffa. E’ successo ieri pomeriggio, quando un’impiegata dell’ufficio postale di via Felice Orsini ha chiamato i Carabinieri dicendo che era entrata una persona sospetta, la cui descrizione corrispondeva a quella diramata dalla sua società, in merito a una donna specializzata in frodi bancarie che aveva già colpito l’Italia settentrionale, soprattutto Venezia e Udine. All’arrivo dei militari, la persona sospetta è stata identificata nella cinquantaduenne napoletana, ma i documenti di riconoscimento che aveva in mano corrispondevano a un’altra donna, una napoletana di cinquantacinque anni. I Carabinieri hanno rilevato che i documenti erano stati contraffatti. La contraffazione era stata eseguita con una tale maestria che avrebbe potuto ingannare chiunque. Su disposizione della Procura della Repubblica di Bologna, la donna è stata rinchiusa in camera di sicurezza fino a questa mattina, quando è stata accompagnata a Bologna per l’udienza di convalida dell’arresto.

Automobilista denunciato dai Carabinieri per guida sotto l’influenza dell’alcool

I Carabinieri della Stazione di Baricella hanno denunciato un automobilista rumeno di trentotto anni per guida sotto l’influenza dell’alcool. La denuncia è scaturita a seguito di un incidente stradale avvenuto ieri mattina, ore 7:00 circa, tra via Nazionale e via Barche. L’automobilista, mentre si trovava al volante della sua Mercedes, ha perso il controllo del mezzo che è finito fuori strada e ha terminato la marcia contro tre autovetture, una in transito e due parcheggiate. E’ probabile che l’incidente sia stato provocato da un calo di attenzione dell’autista che, nonostante l’orario, era già ubriaco: 1,41 g/l. Oltre alla denuncia, l’automobilista si è visto ritirare la patente e sequestrare l’auto ai fini della confisca.