E’
qui che si è concentrato lo sforzo delle Istituzioni complessivamente
intese, concretizzatosi attraverso lo sviluppo di articolata attività di
contrasto, su doppio binario. Giova infatti premettere come sia stato,
in primis, adeguatamente sviluppato il segmento prevenzione,
attraverso l’avvio e progressiva implementazione di servizi mirati dei
reparti territoriali, supportati da unità specializzate
dell’organizzazione mobile, quali CIO e SOS.
A
quanto sopra si è affiancata un’approfondita analisi del fenomeno
“spaccio” in città, condotto dal Comando Provinciale dei Carabinieri, il
che ha contribuito a circoscrivere ancora meglio l’area delle
operazioni, al di là delle citate note zone del centro cittadino.
All’interno di queste è stato infatti possibile individuare con
precisione ancora maggiore alcune vie di particolare interesse, fasce
orarie di commissione dei delitti ed in ultimo, certamente non per
importanza, nazionalità/matrice etnica dei soggetti protagonisti, in
modo da calibrare gli interventi più opportuni e mettere in cantiere la
strategia di contrasto più efficace.
Tale
altra direttrice ha quindi visto un suo sviluppo su più livelli, ovvero
tanto attraverso una immediata attività cd. “di piazza”, tesa ad
infrenare il fenomeno dello spaccio al dettaglio con interventi diretti
in flagranza di reato, quanto con l’impostazione di indagini a medio e
lungo termine, aventi quali obiettivo quello di risalire il fenomeno
giungendo all’individuazione e disarticolazione di componenti più o meno
strutturate, dotate di rilevanti direttrici di approvvigionamento, ed a
loro volta gerenti le articolate filiere di spacciatori loro
agganciate.Il contrasto nella sua forma più immediata, che ha visto
coinvolte le strutture territoriali dell’Arma fino alle minori unità, ha
fatto registrare un trend positivo, laddove nel corso degli ultimi 12
mesi, a fronte di un numero di reati interessanti il fenomeno
stupefacenti pressoché immutato - a livello cittadino complessivamente
inteso - è stato registrato un 28% in più di soggetti colpiti, tra
arrestati, circa 270, e deferiti/segnalati alle Autorità competenti,
circa 80.
Al
contempo, come accennato, è stata accuratamente pianificata e messa in
campo anche strategia più complessa, incentrata sull’avvio di attività
investigative ad ampio spettro, tali da aggredire il fenomeno in maniera
ancor più efficace e complessiva: determinante in tale ambito la
sinergia con l’Autorità Giudiziaria bolognese, rappresentata dal dott. Giuseppe AMATO,
che ha coordinato le indagini in questione, consentendo altresì che le
stesse vedessero nei giusti tempi gli attesi esiti, attraverso
l’emissione dei vari provvedimenti ritenuti opportuni. Tra
le attività investigative avviate anche quella oggetto delle odierne
misure cautelari, che ha documentato l’operatività di associazione di
matrice tunisina, dedita a traffico di eroina e cocaina, avente base
operativa proprio nel centro cittadino. L’attività in oggetto riveste
importanza particolare non soltanto proprio perché la prima in grado di
aggredire il fenomeno sotto un profilo associativo, ma anche e
soprattutto per l’operatività del sodalizio stesso in un’area sinora
caratterizzata da fenomeni diffusi e mai valutati nella loro
complessità. Proprio nella centralissima via Centotrecento - tra piazza
Verdi, via Irnerio e la “Montagnola” - veniva infatti localizzato il
principale appartamento, intestato a terzi, utilizzato dai sodali per
preparare lo stupefacente che sarebbe poi stato ceduto al dettaglio
nelle zone limitrofe. Appartamento costituente dunque vera e propria
base operativa, laddove luogo adiacente alle privilegiate “piazze di
spaccio”, oltre che di incontro tra il capo e gli affiliati, ove il
primo dettava decisioni e strategie e, non ultimo, luogo di ricovero per
gli spacciatori stessi in occasione di problemi sopravvenuti quali
improvvisi blitz da parte delle Forze di Polizia.In particolare il
gruppo criminale emergeva essere capeggiato da soggetto maghrebino
inteso “ABDELTIF” o “LATIF”, identificato in SOLTANI Latif,
vero organizzatore e gestore della struttura, in diretto contatto con i
fornitori in relazione ai significativi quantitativi di stupefacenti
trattati e passati, in prima battuta, al suo diretto referente “HAMZA”. Questi emergeva infatti avere funzioni di intermediario tanto verso l’alto (SOLTANI) quanto verso la nutrita schiera di pusher alle dirette dipendenze; in tale ambito si avvaleva del suo “braccio destro”, JENDOUBI Ahmed, inteso “AHMED”.Le
attività tecniche condotte in direzione dei succitati consentivano
quindi di individuare non soltanto diversi canali di approvvigionamento,
tra i quali quello rappresentato “NAPPA”, rifornente la struttura mediante frequenti contatti con HAMZA o, per lui, con JENDOUBI, ma anche tutto il reticolo di soggetti da loro direttamente dipendenti, tra i quali BEJA Aziz, inteso “REDOUANE”, e BENFALEH Hamza.
Era
in tale fase che - anche grazie a mirati servizi dinamici condotti in
direzione dei vertici - che veniva localizzata la succitata base
operativa dell’associazione, individuata nella citata Via Centotrecento
presso l’abitazione in uso a G.R., detto “ROBY”, ed alla sua compagna Z.N., detta “Cinzia”, entrambi in frequente contattato telefonico con i diversi membri dell’associazione.
La
successiva progressione investigativa consentiva di individuare anche
il secondo appartamento nella disponibilità dei succitati, ovvero quello
ubicato in Via Dei Gandolfi ed anagraficamente riconducibile ad una
famiglia di ecuadoregni, sostanzialmente deputato al primo occultamento e
taglio dello stupefacente. Lo stesso risultava abitato in via pressoché
esclusiva da BEJA Aziz, incaricato di ricevere la droga che, con
ausilio degli altri affiliati preparava e nascondeva poi all’esterno
dell’abitazione, in mezzo al verde pubblico.
Lo
stesso veniva tuttavia tratto in arresto per altri motivi, per cui il
gruppo si vedeva costretto a spostare nuovamente il “laboratorio”, che
per un certo periodo veniva trasferito direttamente presso l’abitazione
del capo, SOLTANI, in via Mazzini. Le funzioni del BEJA venivano quindi assorbite in toto dal BENFALEH, che curava quindi tanto i rapporti con il capo quanto con tutti i pusher lui legati. Era proprio con il SOLTANI
che quest’ultimo - secondo consolidato modus operandi - in seguito ad
ogni “taglio” provvedeva personalmente all’occultamento all’esterno
dell’eroina che poi sarebbe stata passata agli altri affiliati per lo
smistamento sulla piazza. A riscontro di quanto sopra, il sequestro
effettuato dagli operanti il 28 aprile 2015, nei pressi di via
Albertoni, di 26 palle di eroina, che il BENFALEH aveva poco prima occultato sotto alcune siepi, in attesa che venissero recuperate da altro sodale per le successive cessioni.
Il
complesso delle acquisizioni raccolte in corso d’opera, tra i sequestri
e gli oltre 1700 contatti complessivamente registrati tra i componenti
l’associazione, consentiva di quantificare la sostanza immessa sul
marcato, e segnatamente nell’area compresa tra la “Montagnola”, piazza
Verdi e le adiacenti via Irnerio e via Zamboni, pari a circa 1,8 kg
mensili, con tutti i connessi introiti. In tale quadro venivano altresì
individuati altri punti fissi di spaccio che il sodalizio risultava
utilizzare soprattutto in concomitanza dell’eccessiva pressione
esercitata dall’Arma nelle zone di precipuo appannaggio: emergevano
quindi via San Vitale, via Petroni, alcuni punti di Massarenti e di via
Mazzini.
In maniera pressoché analoga veniva condotta l’attività di spaccio di cocaina, che vedeva HAMADE Nabil, inteso “Nappa”,
quale primo responsabile del canale di approvvigionamento. Le
intercettazioni condotte in direzione del medesimo consentivano di
documentare compiutamente quantitativi e prezzi, laddove la sostanza -
in perfetta linea con i prezzi di mercato - veniva ceduta all’acquirente
finale a 60 euro al grammo.
L’HAMADE vedeva quale primo referente il capo dell’associazione, il SOLTANI, e spesso direttamente il JENDOUBI (curando il BENFALEH il complesso delle attività con particolare riferimento all’eroina). JENDOUBI Ahmed veniva coadiuvato nella sua attività illecita anche dalla compagna F.A.M.
la quale, prestava la propria opera occupandosi della fissazione degli
appuntamenti con i clienti ed assistendo anche alle successive cessioni
di stupefacente. La donna coinvolgeva nell’attività illecita anche il
fratello F.O., minorenne all’epoca dei fatti, utilizzandolo, in qualche occasione, per effettuare consegne di cocaina.
Nel corso delle indagini veniva intercettato anche JEBALI Anis, inteso “Aklash” o “Kaka”, in quanto subentrato nell’utilizzo di una delle utenze di JENDOUBI Ahmed
già monitorate. Sin da subito appariva chiara la sua partecipazione
all’associazione anche se portava avanti la rivendita di eroina quasi
esclusivamente nel parco pubblico ubicato tra via Mondo e via Della
Torretta, oppure nei pressi della COOP di via Della Repubblica.
L’attività
d’indagine portava a riscontrare non soltanto la ricorrenza di un
gruppo stabilmente organizzato per portare avanti un’intensa attività di
rivendita al minuto di sostanze stupefacenti del tipo eroina e cocaina,
ma anche e soprattutto ad accertare la sussistenza di una stabile
cerchia di clienti.
Per
questo motivo, al termine delle attività tecniche, si procedeva ad
identificare compiutamente proprio questi ultimi, per assumere da loro
informazioni circa le ragioni, le quantità, la frequenza e le modalità
degli acquisti di stupefacente effettuati. Dall’esito delle
dichiarazioni rese a s.i.t. dagli acquirenti, oltre alle conferme circa i
numerosi acquisti di eroina e/o cocaina effettuati nel corso del tempo,
alcuni di essi, i più assidui, si dimostravano a conoscenza anche di
alcune dinamiche interne ed organizzative dell’associazione.
L’attività
d’indagine in analisi ha messo in evidenza, in maniera del tutto
originale per il contesto felsineo, la sussistenza di un sodalizio
criminale insistente su una circoscritta e ben definita area geografica
cittadina, dedito allo smercio organizzato al dettaglio di sostanze
stupefacenti di varia natura, nello specifico cocaina ed eroina bianca.
Lo
studio delle dinamiche e dei rapporti tra gli associati di origine
maghrebina ed altri loro connazionali, ha evidenziato la presenza su
tutto il territorio felsineo di più fazioni, criminalmente organizzate e
non; territorio di cui la consorteria di cui trattasi è emerso
controllare in maniera assolutamente determinata, al punto di non
escludere l’idea al ricorso a metodi estremi come l’uso delle armi o
della violenza fisica, la porzione compresa tra la zona universitaria,
centro storico fino alle zone immediatamente esterne alle mura.
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